Placemaking: luoghi connessi con le persone
Perché certi luoghi funzionano e altri no? Una mostra fotografica per cercare la risposta.
C’è una domanda che mi accompagna da anni, dentro ogni progetto, ogni sopralluogo, ogni conversazione sul futuro delle città:
Perché certi luoghi funzionano e altri no?
Non è una domanda tecnica. Non riguarda i materiali, le proporzioni, le risorse disponibili. Riguarda qualcosa che l’architettura da sola non riesce a spiegare e che i piani urbanistici faticano a misurare.
La risposta, ogni volta, sta nelle persone.
La bellezza della città non si misura nella qualità degli edifici. Si trova nella densità delle relazioni che la attraversano. Nei gesti quotidiani, negli incontri casuali, nella vita che scorre negli spazi pubblici. È una dimensione per lo più invisibile: non si vede, ma si percepisce. Nel senso di appartenenza. Nel fatto che certi luoghi si scelgono, e altri si evitano.
Ma c’è qualcosa di più: ogni persona che abita uno spazio — con la sua presenza, i gesti, persino l’abbigliamento — contribuisce all’atmosfera del luogo. Ne diventa co-creatrice. La città non è mai solo progettata: è continuamente costruita da chi la attraversa.
Quando ho cominciato a scrivere il libro Placemaking. Creare luoghi vivi, amati e attraenti, vincitore del Premio Saggistica Economica e Sociale de Il Sole 24 Ore, cercavo un modo per rendere visibile questa dimensione. Le parole ci arrivano, certo. Ma c’è una soglia oltre la quale il linguaggio scritto si ferma.
La fotografia no.
Lorenzo De Simone ha uno sguardo che intercetta esattamente quella soglia. Le sue immagini non documentano i luoghi: li abitano. Cercano la relazione tra spazio urbano e vita umana con una misura che io non avrei saputo trovare diversamente.
Non è un caso che la copertina del mio libro sia una sua fotografia. Quella scelta ha generato fin da subito l’idea di accompagnare il mio testo con un percorso visivo. Ed è nata la mostra.
“Placemaking: luoghi connessi con le persone” è un progetto espositivo che nasce come estensione visiva di una ricerca. Traduce in immagini un pensiero preciso sulla città come organismo sociale, costruito attraverso partecipazione, legami e le identità che le persone proiettano sui luoghi che abitano.
Il percorso si muove attraverso 21 fotografie scattate in luoghi lontanissimi tra loro — Tropea, Copenaghen, Berlino, Gerusalemme, Bali, Boston, Milano, Venezia — ma accomunati dalla stessa domanda: cosa succede tra le persone e lo spazio che le accoglie?
La struttura della mostra segue l’architettura del Tempio del placemaking: il contesto fisico come fondazione, quattro pilastri — mixité, accessibilità, eventi, governance — tenuti insieme dalla comunicazione. Al vertice: le persone.
Una buona gestione urbana, come dice una delle fotografie dedicate a Venezia, non si vede. Si percepisce nella qualità della vita. Vale lo stesso per una buona mostra: non si spiega, si attraversa.
La mostra è ospitata alla Galleria Arteatro in via Verdelli 6 a Crema e sarà aperta dall’1 al 12 aprile 2026 🔗 Link alla notizia
Fotografie di Lorenzo De Simone | Da un’idea di Valeria Lorenzelli
Chi lavora su rigenerazione urbana, progettazione partecipata, mobilità sostenibile troverà in queste fotografie un punto di vista insolito su temi familiari. Chi semplicemente ama i luoghi troverà qualcosa che gli appartiene.





